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Mario Lattes - attività pittorica
Hanno scritto di lui:
Umbro Apollonio; Marziano Bernardi; Libero Bigiaretti;
Leonardo Borghese; Luigi
Carluccio; Raffaele Carrieri; Raymond Cogniat; Libero
de Libero; Angelo
Dragone; Albino Galvano; Salvatore Gatto; Virgilio
Guzzi; Mario Lepore; Giuseppe Marchiori; Renzo Magonari;
Alfredo
Mezio; Guglielmo
Petroni; Luciano Pistoni; Carlo L. Raggianti; Nicoletta
Magnoni; Alberto Rossi; Pier Carlo Santini; Filippo
Scroppo; Marco Valsecchi; Orio Vergani; Emilio Zanzi;
Luciano
Marziano
Libero de Libero gli ha dedicato una monografia (ed.
del Milione, Milano, 1957)
La critica
Avvicinatosi alla pittura grazie all'amico pittore Giulio
Damilano e grazie alla frequentazione del mondo dell'illustrazione
per l'infanzia, Mario Lattes si dedica alle tecniche
dell'acquarello e del disegno scegliendo come soggetti
nature morte, paesaggi, architetture.
Tra il 1948 e il 1949 entra in contatto con gli ambienti
artistici francesi ed inglesi e apprezza Cézanne
e Utrillo.
Nei primi anni Cinquanta subisce l'influenza dell'astratto
senza tuttavia mai abbandonare completamente la dimensione
figurativa che ritorna prepotentemente nel 1955 nelle
sue nuove composizioni, "oniriche" e inquietanti.
L'opera di Mario Lattes, aldilà delle tecniche
e dei linguaggi utilizzati, è tutta pervasa di
un medesimo sentire, di un sentimento dolente per l'incomprensibilità
della vita e di una sensibilità surrealista in
cui personaggi, oggetti, animali evocano mondi interiori,
sogni o incubi, profonde malinconie.
Non è certo la descrizione fine a sè che
Mario Lattes insegue, non la riproduzione di una realtà
esteriore.
Nella seconda metà degli anni Cinquanta Mario
Lattes realizza sculture in ferro saldate a fiamma ossidrica,
dando prova una volta di più del proprio sperimentalismo
e della propria multiforme creatività.
Fin dai suo esordi Mario Lattes colpisce la critica
per la cifra personalissima di un’arte “lontana
da ogni imparaticcio astratteggiante, come da ogni esasperato
espressionismo”.
Nel gennaio 1953 “Il Mondo” dedica a Mario
Lattes un articolo che gli attribuisce “un livello
che non si è abituati a riscontrare nella maggior
parte delle esposizioni astrattiste con i loro formulari
abborracciati e i loro titoli ambiziosissimi. Nelle
composizioni di Mario Lattes non un solo centimetro
del dipinto è abbandonato al caso, tutto rientra
in un meccanismo di cui possiamo sempre ammirare le
articolazioni perfette, anche se non afferriamo il significato”.
La critica avvicina idealmente Mario Lattes ora ad Utrillo,
ora al gruppo romano dei Ciarrocchi, Scajola, Sadun
e riconosce in Lattes una vena tipicamente torinese
(“freddezza, innata eleganza, signorilità
di gusto e informazione di prima mano: qualità
che da Casorati a Chessa e a Paolucci sono sempre state
una caratteristica dei pittori di Torino”).
Il surreale, più che l’astratto, si consolida
come forza ispiratrice preponderante nell’opera
di Mario Lattes, unica per “finezza, scarnitura
ed eleganza di sentimento” nonché per un
gusto originalissimo per i colori.
Un profondo senso drammatico permea paesaggi e nature
morte che “appaiono come ombre lasciate da un
grande incendio che ha investito il mondo. Difatti è
come se le cose emergessero da uno strato di ceneri
e lapilli e gli alberi sono foreste pietrificate, gli
orizzonti sono calcinati come la luna. Anche il colore
sembra ustionato, asciutto come la pomice e pronto a
screpolarsi. A guardare da vicino si intravedono segni
e graffi e venature di foglie, lacerazioni, filigrane
di impronte, come nelle ambre e nelle pietre preistoriche.
Si avverte la fatica delle minuziose elaborazioni, divenute
alla fine preziose. Ricorda da questo lato Max Ernst
e Corrado Cagli” (Il Giorno, 8 ottobre 1957).
Mario Lattes non appartiene a nessun movimento e a
nessuna tendenza. La pittura è semplicemente
un “intimo bisogno di trasportare sulla tela personali
sensazioni, paragonando tutto ciò ad un diario”.
Nell’articolo intitolato “Mario Lattes o
dello spirito narrativo” (Stampa Sera - maggio
1963) si sottolinea il “senso vivo del racconto
che impregna sempre il suo linguaggio: figurale o letterario
che sia, intrisa sempre, l’immagine dipinta o
disegnata e la pagina di prosa, da un profondo senso
"esistenziale” delle cose. E dell’uomo,
innanzi tutto, individuato attraverso le coordinate
del suo tempo; ma anche attraverso l’ansia sofferta,
l’angoscia”.
La chiave esistenziale della pittura di Mario Lattes
è messa in luce da Scroppo “disegni e stampe
traducono in immagine l’angosciata condizione
dell’uomo con i suoi eterni problemi di incomunicabilità
e di sofferenza, lasciandoci intravedere la complessità
spirituale del suo autore, incline all’ironia
o all’illustrazione delle cose di ogni giorno
o delle figure umane”.
La coscienza e la memoria dell’uomo sono i campi
che Lattes maggiormente indaga sulla tela, riportando
alla luce “reperti di buone dimensioni e chiaramente
leggibili” come Vittorio del Gaizo sottolinea.
Coscienza e memoria quindi, come nella pittura di Dubuffet.
Le suggestioni di Dubuffet o di Klee vengono affogate
“dentro una sua naturale ricerca di preziosità…in
una sua consumatissima ricercatezza di sentire e di
evocare. L’oggetto, la figura, lo spazio naturale
appena si intravedono, il pittore li consuma, riducendoli
alla condizione di fantasma, vorremmo dire di congettura
visiva”. Intimismo, ricerca attorno a temi simbolici
e personali, sincerità, raffinatezza culturale
e indagine “dell’inesplicabile dolore della
nostra giornata” sono le arterie dell’arte
di Mario Lattes che con una malinconia priva di sentimentalismo
e una potente visionarietà indaga il mondo ineffabile
e inquietante dell’inconscio e del sogno.
“Ogni visione esce appannata dal fiato d’una
solitudine o corrosa dai veleni di essa, quasi disperando
di poter contenere quell’insieme massiccio di
realtà che preme fuori dagli orli. Presenza brusche
e impalpabili invano errano alla ricerca di un domicilio,
staccandosi dalle dimensioni naturali con un sussulto
di colori” (Libero de Libero)
Mario Lattes parla della propria arte
Per una più approfondita conoscenza dell'attività
espositiva dell'autore è consigliabile visitare
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Personali e Collettive di Mario Lattes.
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commentato le opere di Mario Lattes
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